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Mugnaio
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Un mwcqmugnaio è un lavoratore che opera in un mwcgmulino, uno stabilimento che trasforma i mwcwcereali in mwdafarina. Si tratta di una delle più antiche occupazioni umane, e da essa sono derivati cognomi comuni in molte lingue indoeuropee come Molino, Molinaro, mwdqMolinari o Mugnaioni in mwdgitaliano, Miller in mwdwinglese, Müller in mweatedesco, Meunier in mweqfrancese, etc.
Contents
• Storia
• Cinema
• Note
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Storia
La materia prima dei mugnai è costituita dai cereali in genere e particolarmente dal mwfqfrumento. Nel campo dell'alimentazione la macinazione del cibo permette una più facile digestione dei nutrienti e salva l'usura dei denti. Nel settore non alimentare necessitano di una macinazione sostanze necessarie alla produzione delle mwfgmalte, nel campo dei mwfwmateriali da costruzione. Anche questi materiali necessitano di particolari tipi di mulini.
A seguito dello sviluppo della tecnologia, le macine sono state perfezionate ed i mulini vennero azionati da animali, acqua, vento e corrente elettrica. Gli addetti ai mulini vennero chiamati, e lo sono ancora oggi, mugnai.
In una società rurale tradizionale, i mugnai erano spesso più ricchi dei normali contadini, tanto da essere fatti segno di invidia e spesso presi di mira nelle rivolte del pane nei momenti di carestia. Di conseguenza, i mugnai erano spesso in una posizione più forte nei confronti dei proprietari terrieri feudali rispetto ai normali contadini.
Nel tradizionale mwiwcarnevale d'Ivrea, si commemora la "Mugnaia". La leggenda vuole che, il giorno delle sue nozze, Violetta (era questo il nome della ragazza, figlia di un mugnaio di Ivrea)cite-ref-1[1] fosse stata trascinata nel "Castellazzo" dal perfido tiranno deciso a reclamare lo mwkamwkqius primae noctis; ma Violetta, novella mwkgGiuditta, riuscì a far ubriacare il tiranno per poi tagliargli nel sonno la testa, dando così inizio – come recitano le parole della mwkwCanzone del Carnevale - alla sollevazione popolare e all'abbattimento del maniero del tiranno.
Nessuna vicenda storica suffraga puntualmente la leggenda, dal momento che i marchesi del Monferrato, pur tentando nel corso del mwlqXII secolo di signoreggiare su Ivrea, non riuscirono mai a stabilirvi durevolmente il proprio dominio.cite-ref-2[2]
Nelle arti e nei media
Cinema
Detti e proverbi del Mugnaio
Cantilena:
"Töghen, töghen" oppure: "dach pü gnanca el sach, dach li pü gnanca el sach"
Parole ripetute dal mugnaio seguendo il ritmo cadenzato della macina del mulino.
Preghiera:
"Santa Madonna Benedetta, laghem tön fò a mò nàà paleta."
Madonna benedetta lasciami prendere ancora un'altra paletta.
Proverbio:
"Cambià muliner - Se cambia ladro"
A cambiare mugnaio significa cambiare ladro
Al tempo il grano era merce preziosa e correva voce tra il popolo che i mugnai fossero poco onesti e si comportassero come ladri.
Le canzoni del Mulino
| VECCHIO MULINO | LA MAMMA DI ROSINA | LA CASTAGNA | PULENTA GIALDA | LA POLENTA |
|---|---|---|---|---|
| Là sulla riva d'un ruscello montano quale mistico arcano ci sta un vecchio mulino e gira lento come i secoli e gli anni con le gioie e gli affanni dell'umano destin. Ma tra la quiete della terra, del ciel generoso e fedel', ognor canta così: su gira, gira la ruota mulino su gira, gira non badare al destino. Sei vecchio e stanco ma quell'onda che ognora come un tenero amore passando si sfiora giocondo ti fa. | La mamma di Rosina era gelosa bim bom bam Rosina amami per carità Nemmeno a prender l'acqua con gli occhi bianchi e neri Nemmeno a prender l'acqua la mandava Un giorno si alzò presto e andò al mulino bim bom bam Rosina amami per carità Un giorno si alzò presto con gli occhi bianchi e neri ma trova il mulinaio addormantato E sveglia mulinaio che l'è giorno bim bom bam Rosina amami per carità E sveglia mulinaio dagli occhi bianchi e neri che devo macinar questa farina E già che sei venuta mia Rosina bim bom bam Rosina amami per carità Ti voglio macinare con gli occhi bianchi e neri Ti voglio macinare fina fina E mentre la mola macinava bim bum bam se la stringeva al petto sopra al sacco della farina Rosina amami per carità se la stringeva al petto e la baciava Sta fermo mulinaio con le mani bim bum bam Rosina amami per carità lo tengo sei fratelli con gli occhi bianchi e neri lo tengo sei fratelli ti uccideranno | Quando piove in montagna la castagna non si bagna e nel suo riccio se ne sta. Quando poi fa capolino chi arri va lì per primo dentro al sacco finirà. Poi andrà nel padellone di ferro fatto apposta per chiamarsi caldarrosta. E per stare in compagnia per far lieto ogni bambino se lessata nel camino. Questa è la canzone che giunge giù dalla montagna e che di bocca in bocca col profumo s'accompagna. La canta il contadino per salvarla dal destino perché perché, proprio perché diventerà marrons glacé. Ma poi chissà, chissà chissà, la castagna dove andrà. Andrà in un padellone di ferro fatto apposta... Finalino. Questo motivo allegro può sembrare birichino ma chi mangia la castagna questa canzon ricorderà ricorderà il suo detto che si canta in compagnia la castagna la ga la cua chi per prim la ciapa i'è sua. | Cara mam mi ho fam vori pulenta con salam bel fioo per incoo te la manget coi fasoo coi fasoo la vori no la ma fa girà l'còo se I 'te doli' coo da matt te la manget con ellat Rit.: Pulenta gialda l'è bela calda collat bel fresc la mangium niin i' è buna e sana come la mana ne fem na pel e ghel disum a nessiin Con ellat i'è mulesina la sumaia a na papina se la pias men indurida te la meti là riistida ben riistida col biiter mi l'ho già mangiada ier te faroo un bel pulentin con tri oof in cereghin Rit.: Pulenta gialda... con trii ovin I trii oof en razionaa te la magnet col stuaa de stuaa ghe né pii chi e po' incoo i' è venerdì venerdì l'è di da pes col merliiz i' è buna stes oh che barba col merliiz pien de resc, salaa e diiiir Rit.: Pulenta gialda... col merliiz | Per fare la polenta ci vuole la farina per fare la farina ci vuole il molinaio che fa girar le pale le pale del molino con i' acqua del riale per macinar il grano. Per fare il grano ci vuole il contadino che pianta sotto terra un seme piccolino. Poi pensa la natura con la pioggia e il sol che gli darà la cura per farlo ben maturar. Per fare la semente ci vuole una pianta che cresce e mai muor è la pianta dell'amor la pianterà Rosina nel giardino del suo cuor la crescerà Rosina sarà il seme d'ogni fior. |
Note
cite-note-22. ↑ La questione dei confini tra leggenda e verità storica è stata affrontata anche da mw4aGiuseppe Giacosa (cfr. il II cap. del suo mw4qCastelli Valdostani e Canavesani). È verosimile che la leggenda faccia confusione tra Ranieri di Biandrate (contro il quale gli eporediesi insorsero nel mw4w1194, distruggendo il castello di San Maurizio, chiamato dal popolo il "Castellazzo") e mw5qGuglielmo VII di Monferrato che aveva proditoriamente, per breve tempo, preso possesso di Ivrea nel 1266 (cfr. Minardi e Franchetto, mw5gIl Canavese ieri e oggi).
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